Chiudiamo questo blog con un'intervista al Responsabile Scientifico della Conferenza Umberto Martini.
Il professor Martini è docente di Economia e Gestione delle Imprese all'Università degli Studi di Trento, dove è anche senior researcher presso il gruppo di lavoro eTourism, e direttore dell'Area Turismo di tsm-Trentino School of Management.
Professor Martini, lei ha avuto il ruolo di responsabile scientifico della Conferenza. Com’è andata la preparazione di uno dei più importanti appuntamenti del sistema turistico italiano?
Il lavoro è stato intenso, perché si è trattato di organizzare i contenuti, di per sé ricchi, intorno ad alcune parole chiave, evitando (nei limiti del possibile) il rischio della dispersione. Il turismo è un settore trasversale, che ha molte sfaccettature, per cui è difficile garantire l’equilibrio fra la varietà e la coerenza dei contenuti. E’ evidente, inoltre, come attorno al turismo si coagulino numerosi interessi e punti di vista (categorie economiche, imprese, organizzazioni, enti pubblici territoriali, gruppi sociali). Non sempre è semplice farli coesistere, renderli sinergici (ancorché conflittuali) anziché naufragare in una sterile rivendicazione e contrapposizione di parte. L’obiettivo è stato quello di non limitarsi a porre una serie di problemi, ma di spingersi ad individuare priorità, azioni, iniziative utili per mantenere la competitività dell’Italia come sistema Paese. Credo infatti sia questo il senso ultimo della Conferenza: facilitare la riflessione e lo scambio, a favore di una considerazione il più ampia e integrata possibile dell’offerta turistica dell’Italia. Sotto il profilo del metodo, abbiamo affiancato alle tradizionali modalità di discussione la gestione di un blog, che è stato anche alimentato attraverso interviste e la sollecitazione di contributi da parte dei nostri collaboratori. E’ la dimostrazione di come le nuove tecnologie possano facilitare la discussione e anche la preparazione di eventi importanti come questo.
Parlando della proiezione dell’Italia nei mercati esteri, in questo blog è apparsa più volte la Spagna come caso vincente da seguire. A suo parere cosa è possibile importare, in cosa invece siamo assolutamente diversi.
Dalla Spagna dovremmo importare alcuni elementi di approccio strategico, a partire dall’idea che l’elaborazione di una strategia di mercato sui mercati esteri è condizione imprescindibile per ottenere risultati significativi. La differenza fondamentale rispetto alla Spagna risiede sia nella struttura di governance, per cambiare la quale, in Italia, servirebbe una profonda riflessione anche di tipo politico ed istituzionale; sia, in riferimento ad aspetti più strettamente operativi, nel fatto che la Spagna è percepita come una destinazione emergente, quindi può godere di quel “fattore novità” che l’Italia non può utilizzare nei mercati tradizionali. La sfida, anzi, sta proprio nella capacità di andare oltre il deja vù, in modo credibile e conveniente per i turisti, soprattutto internazionali.
La produzione scientifica del gruppo di ricerca dell’Università di Trento cui lei appartiene lavora molto sul tema della sostenibilità come fattore di competitività del prodotto turistico territoriale. Perché?
Riteniamo che la sostenibilità sia un elemento essenziale, imprescindibile del turismo: da noi si associa spesso ad una concezione negativa, quale limite, impedimento, vincolo. Invece deve essere intesa come “capacità di futuro”, di “durabilità”, come dicono i francesi. Il turismo dipende dalle risorse paesaggistiche e ambientali, venute meno le quali la forza di attrazione delle località viene inesorabilmente compromessa. Bisogna poi ricordare che la sostenibilità è anche sociale, ovvero riguarda il rapporto fra il turismo e le popolazioni residenti, ossia gli equilibri, spesso delicati, fra il turismo e le altre attività economiche. Quindi, come si legge nella migliore letteratura internazionale, non c’è futuro del turismo senza sostenibilità, ma non c’è sostenibilità senza un progetto strategico che tiene in considerazione la complessità delle relazioni fra comunità residenti, ospiti, territorio, aspettative di successo economico delle imprese. Sta proprio qui, crediamo, la sfida del turismo per il futuro, quindi stiamo lavorando per verificare se esistano schemi e modelli di gestione particolarmente adatti alla gestione di questo tipo di attività economico, anche in relazione a nuove sfide quali quelle del global warming, della biodiversità, della crisi energetica, degli equilibri variabili nelle relazioni internazionali.
tsm-Trentino School of Management, l’organizzazione partner scientifico della Conferenza, ha solide radici nel fenomeno turistico trentino, soprattutto in termini di studio del management e marketing di destinazione.
Qual è il contributo di queste esperienze, del Trentino e di tsm, al dibattito della Conferenza di Riva del Garda?
L’esperienza maturata nel corso degli anni da tsm sui temi del destination management e marketing è stata essenziale, perché ci ha consentito di inquadrare i temi oggetto di discussione nella giusta cornice di riferimento metodologica. Inoltre, il fatto di lavorare da anni con un’ampia rete di partner a livello locale, nazionale e internazionale, ha consentito di attivare numerosi contatti utili al lavoro dei tavoli, in particolare per quanto riguarda l’individuazione di buone pratiche e di casi rilevanti. Possiamo dire che l’Area Turismo di tsm, grazie ai numerosi progetti realizzati nel territorio, all’esperienza acquisita gestendo un Master post-laurea in Management del turismo e un percorso di formazione Executive sul destination marketing rivolto ad operatori e amministratori, oltre che nell’organizzazione di due edizioni del Summit del turismo delle regioni in collaborazione con Trentino Spa e Turismo Friuli Venezia Giulia, è stata in grado di dialogare in modo consapevole con i numerosi interlocutori coinvolti nella Conferenza, apportando nello stesso tempo idee e contributi in termini contenutistici. Per tutti noi è stata sicuramente una sfida impegnativa, posso dire che ci siamo mossi con entusiasmo e senza risparmiare energie, fisiche e mentali, nella speranza di rendere un utile servizio affinché la Conferenza potesse muoversi nella giusta direzione.
17 giugno 2008
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