I materiali completi della Conferenza
PRIMA GIORNATA
tavolo 1
tavolo 2
tavolo 3
sessione plenaria
SECONDO GIORNO
sessione conclusiva
03 luglio 2008
23 giugno 2008
Il testo di Tiziano Mellarini all'apertura dei lavori
Ecco il testo dell'Assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento Tiziano Mellarini, pronunciato all'apertura dei lavori della IV Conferenza Italiana per il Turismo.
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17 giugno 2008
Intervista al responsabile scientifico della Conferenza
Chiudiamo questo blog con un'intervista al Responsabile Scientifico della Conferenza Umberto Martini.
Il professor Martini è docente di Economia e Gestione delle Imprese all'Università degli Studi di Trento, dove è anche senior researcher presso il gruppo di lavoro eTourism, e direttore dell'Area Turismo di tsm-Trentino School of Management.
Professor Martini, lei ha avuto il ruolo di responsabile scientifico della Conferenza. Com’è andata la preparazione di uno dei più importanti appuntamenti del sistema turistico italiano?
Il lavoro è stato intenso, perché si è trattato di organizzare i contenuti, di per sé ricchi, intorno ad alcune parole chiave, evitando (nei limiti del possibile) il rischio della dispersione. Il turismo è un settore trasversale, che ha molte sfaccettature, per cui è difficile garantire l’equilibrio fra la varietà e la coerenza dei contenuti. E’ evidente, inoltre, come attorno al turismo si coagulino numerosi interessi e punti di vista (categorie economiche, imprese, organizzazioni, enti pubblici territoriali, gruppi sociali). Non sempre è semplice farli coesistere, renderli sinergici (ancorché conflittuali) anziché naufragare in una sterile rivendicazione e contrapposizione di parte. L’obiettivo è stato quello di non limitarsi a porre una serie di problemi, ma di spingersi ad individuare priorità, azioni, iniziative utili per mantenere la competitività dell’Italia come sistema Paese. Credo infatti sia questo il senso ultimo della Conferenza: facilitare la riflessione e lo scambio, a favore di una considerazione il più ampia e integrata possibile dell’offerta turistica dell’Italia. Sotto il profilo del metodo, abbiamo affiancato alle tradizionali modalità di discussione la gestione di un blog, che è stato anche alimentato attraverso interviste e la sollecitazione di contributi da parte dei nostri collaboratori. E’ la dimostrazione di come le nuove tecnologie possano facilitare la discussione e anche la preparazione di eventi importanti come questo.
Parlando della proiezione dell’Italia nei mercati esteri, in questo blog è apparsa più volte la Spagna come caso vincente da seguire. A suo parere cosa è possibile importare, in cosa invece siamo assolutamente diversi.
Dalla Spagna dovremmo importare alcuni elementi di approccio strategico, a partire dall’idea che l’elaborazione di una strategia di mercato sui mercati esteri è condizione imprescindibile per ottenere risultati significativi. La differenza fondamentale rispetto alla Spagna risiede sia nella struttura di governance, per cambiare la quale, in Italia, servirebbe una profonda riflessione anche di tipo politico ed istituzionale; sia, in riferimento ad aspetti più strettamente operativi, nel fatto che la Spagna è percepita come una destinazione emergente, quindi può godere di quel “fattore novità” che l’Italia non può utilizzare nei mercati tradizionali. La sfida, anzi, sta proprio nella capacità di andare oltre il deja vù, in modo credibile e conveniente per i turisti, soprattutto internazionali.
La produzione scientifica del gruppo di ricerca dell’Università di Trento cui lei appartiene lavora molto sul tema della sostenibilità come fattore di competitività del prodotto turistico territoriale. Perché?
Riteniamo che la sostenibilità sia un elemento essenziale, imprescindibile del turismo: da noi si associa spesso ad una concezione negativa, quale limite, impedimento, vincolo. Invece deve essere intesa come “capacità di futuro”, di “durabilità”, come dicono i francesi. Il turismo dipende dalle risorse paesaggistiche e ambientali, venute meno le quali la forza di attrazione delle località viene inesorabilmente compromessa. Bisogna poi ricordare che la sostenibilità è anche sociale, ovvero riguarda il rapporto fra il turismo e le popolazioni residenti, ossia gli equilibri, spesso delicati, fra il turismo e le altre attività economiche. Quindi, come si legge nella migliore letteratura internazionale, non c’è futuro del turismo senza sostenibilità, ma non c’è sostenibilità senza un progetto strategico che tiene in considerazione la complessità delle relazioni fra comunità residenti, ospiti, territorio, aspettative di successo economico delle imprese. Sta proprio qui, crediamo, la sfida del turismo per il futuro, quindi stiamo lavorando per verificare se esistano schemi e modelli di gestione particolarmente adatti alla gestione di questo tipo di attività economico, anche in relazione a nuove sfide quali quelle del global warming, della biodiversità, della crisi energetica, degli equilibri variabili nelle relazioni internazionali.
tsm-Trentino School of Management, l’organizzazione partner scientifico della Conferenza, ha solide radici nel fenomeno turistico trentino, soprattutto in termini di studio del management e marketing di destinazione.
Qual è il contributo di queste esperienze, del Trentino e di tsm, al dibattito della Conferenza di Riva del Garda?
L’esperienza maturata nel corso degli anni da tsm sui temi del destination management e marketing è stata essenziale, perché ci ha consentito di inquadrare i temi oggetto di discussione nella giusta cornice di riferimento metodologica. Inoltre, il fatto di lavorare da anni con un’ampia rete di partner a livello locale, nazionale e internazionale, ha consentito di attivare numerosi contatti utili al lavoro dei tavoli, in particolare per quanto riguarda l’individuazione di buone pratiche e di casi rilevanti. Possiamo dire che l’Area Turismo di tsm, grazie ai numerosi progetti realizzati nel territorio, all’esperienza acquisita gestendo un Master post-laurea in Management del turismo e un percorso di formazione Executive sul destination marketing rivolto ad operatori e amministratori, oltre che nell’organizzazione di due edizioni del Summit del turismo delle regioni in collaborazione con Trentino Spa e Turismo Friuli Venezia Giulia, è stata in grado di dialogare in modo consapevole con i numerosi interlocutori coinvolti nella Conferenza, apportando nello stesso tempo idee e contributi in termini contenutistici. Per tutti noi è stata sicuramente una sfida impegnativa, posso dire che ci siamo mossi con entusiasmo e senza risparmiare energie, fisiche e mentali, nella speranza di rendere un utile servizio affinché la Conferenza potesse muoversi nella giusta direzione.
Il professor Martini è docente di Economia e Gestione delle Imprese all'Università degli Studi di Trento, dove è anche senior researcher presso il gruppo di lavoro eTourism, e direttore dell'Area Turismo di tsm-Trentino School of Management.
Professor Martini, lei ha avuto il ruolo di responsabile scientifico della Conferenza. Com’è andata la preparazione di uno dei più importanti appuntamenti del sistema turistico italiano?
Il lavoro è stato intenso, perché si è trattato di organizzare i contenuti, di per sé ricchi, intorno ad alcune parole chiave, evitando (nei limiti del possibile) il rischio della dispersione. Il turismo è un settore trasversale, che ha molte sfaccettature, per cui è difficile garantire l’equilibrio fra la varietà e la coerenza dei contenuti. E’ evidente, inoltre, come attorno al turismo si coagulino numerosi interessi e punti di vista (categorie economiche, imprese, organizzazioni, enti pubblici territoriali, gruppi sociali). Non sempre è semplice farli coesistere, renderli sinergici (ancorché conflittuali) anziché naufragare in una sterile rivendicazione e contrapposizione di parte. L’obiettivo è stato quello di non limitarsi a porre una serie di problemi, ma di spingersi ad individuare priorità, azioni, iniziative utili per mantenere la competitività dell’Italia come sistema Paese. Credo infatti sia questo il senso ultimo della Conferenza: facilitare la riflessione e lo scambio, a favore di una considerazione il più ampia e integrata possibile dell’offerta turistica dell’Italia. Sotto il profilo del metodo, abbiamo affiancato alle tradizionali modalità di discussione la gestione di un blog, che è stato anche alimentato attraverso interviste e la sollecitazione di contributi da parte dei nostri collaboratori. E’ la dimostrazione di come le nuove tecnologie possano facilitare la discussione e anche la preparazione di eventi importanti come questo.
Parlando della proiezione dell’Italia nei mercati esteri, in questo blog è apparsa più volte la Spagna come caso vincente da seguire. A suo parere cosa è possibile importare, in cosa invece siamo assolutamente diversi.
Dalla Spagna dovremmo importare alcuni elementi di approccio strategico, a partire dall’idea che l’elaborazione di una strategia di mercato sui mercati esteri è condizione imprescindibile per ottenere risultati significativi. La differenza fondamentale rispetto alla Spagna risiede sia nella struttura di governance, per cambiare la quale, in Italia, servirebbe una profonda riflessione anche di tipo politico ed istituzionale; sia, in riferimento ad aspetti più strettamente operativi, nel fatto che la Spagna è percepita come una destinazione emergente, quindi può godere di quel “fattore novità” che l’Italia non può utilizzare nei mercati tradizionali. La sfida, anzi, sta proprio nella capacità di andare oltre il deja vù, in modo credibile e conveniente per i turisti, soprattutto internazionali.
La produzione scientifica del gruppo di ricerca dell’Università di Trento cui lei appartiene lavora molto sul tema della sostenibilità come fattore di competitività del prodotto turistico territoriale. Perché?
Riteniamo che la sostenibilità sia un elemento essenziale, imprescindibile del turismo: da noi si associa spesso ad una concezione negativa, quale limite, impedimento, vincolo. Invece deve essere intesa come “capacità di futuro”, di “durabilità”, come dicono i francesi. Il turismo dipende dalle risorse paesaggistiche e ambientali, venute meno le quali la forza di attrazione delle località viene inesorabilmente compromessa. Bisogna poi ricordare che la sostenibilità è anche sociale, ovvero riguarda il rapporto fra il turismo e le popolazioni residenti, ossia gli equilibri, spesso delicati, fra il turismo e le altre attività economiche. Quindi, come si legge nella migliore letteratura internazionale, non c’è futuro del turismo senza sostenibilità, ma non c’è sostenibilità senza un progetto strategico che tiene in considerazione la complessità delle relazioni fra comunità residenti, ospiti, territorio, aspettative di successo economico delle imprese. Sta proprio qui, crediamo, la sfida del turismo per il futuro, quindi stiamo lavorando per verificare se esistano schemi e modelli di gestione particolarmente adatti alla gestione di questo tipo di attività economico, anche in relazione a nuove sfide quali quelle del global warming, della biodiversità, della crisi energetica, degli equilibri variabili nelle relazioni internazionali.
tsm-Trentino School of Management, l’organizzazione partner scientifico della Conferenza, ha solide radici nel fenomeno turistico trentino, soprattutto in termini di studio del management e marketing di destinazione.
Qual è il contributo di queste esperienze, del Trentino e di tsm, al dibattito della Conferenza di Riva del Garda?
L’esperienza maturata nel corso degli anni da tsm sui temi del destination management e marketing è stata essenziale, perché ci ha consentito di inquadrare i temi oggetto di discussione nella giusta cornice di riferimento metodologica. Inoltre, il fatto di lavorare da anni con un’ampia rete di partner a livello locale, nazionale e internazionale, ha consentito di attivare numerosi contatti utili al lavoro dei tavoli, in particolare per quanto riguarda l’individuazione di buone pratiche e di casi rilevanti. Possiamo dire che l’Area Turismo di tsm, grazie ai numerosi progetti realizzati nel territorio, all’esperienza acquisita gestendo un Master post-laurea in Management del turismo e un percorso di formazione Executive sul destination marketing rivolto ad operatori e amministratori, oltre che nell’organizzazione di due edizioni del Summit del turismo delle regioni in collaborazione con Trentino Spa e Turismo Friuli Venezia Giulia, è stata in grado di dialogare in modo consapevole con i numerosi interlocutori coinvolti nella Conferenza, apportando nello stesso tempo idee e contributi in termini contenutistici. Per tutti noi è stata sicuramente una sfida impegnativa, posso dire che ci siamo mossi con entusiasmo e senza risparmiare energie, fisiche e mentali, nella speranza di rendere un utile servizio affinché la Conferenza potesse muoversi nella giusta direzione.
Legacoop: ripensare gli stl e promuovere una politca nazionale del turismo
Maurizio Davolio è presidente di Legacoop turismo e di Aitr, l'associazione italiana di turismo responsabile.
La conferenza rappresenta un momento di confronto tra regioni e Stato. Cosa vi aspettate dal nuovo governo?
Ci aspettiamo molto dal governo, salutiamo con soddisfazione l’incarico dato ad una donna giovane e capace, che potrebbe davvero fare molto per il turismo.
Il turismo è sempre stato trattato con poco interesse ed è sempre stato considerato un settore meno importante di altri per l'economia nazionale. Ormai è chiaro che non è così e che anzi al turismo serve una politica vera per affrontare una competizione internazionale sempre più accesa e soddisfare una domanda sempre più esigente ed evoluta.
Il turismo italiano ha conosciuto negli ultimi anni una flessione importante. Dove bisognerebbe intervenire?
Soprattutto su quei prodotti italiani - penso al mare, al congressuale, alla montagna e al termale - più esposti alla competizione; bisogna fare un ragionamento strategico di sistema e superare la logica localistica che si sta dimostrando perdente sopratutto su alcuni mercati. Per i prodotti di eccellenza dell’offerta italiana, come le città d’arte, l’enogastronomico, il turismo religioso la crisi magari si fa sentire di meno, ma ciò non vuol dire che si possa fare a meno di innovare.
Gli Stl nascevano proprio con l’idea di creare prodotti competitivi. Cosa non ha funzionato?
Gli stl rappresentano una grande occasione sprecata. La finalità con cui erano stati concepiti era molto interessante e interpretava bene le tendenze del mercato: consentiva di creare prodotti su territori omogenei e favoriva le alleanze tra amministratori e imprenditori.
L'applicazione però è stata del tutto fallimentare e l'dea forte che li aveva ispirati è stata del tutto disattesa. Spesso gli stl nati dopo la legge quadro ricalcavano i confini provinciali.
È mancato il coraggio da parte delle amministrazioni e spesso si è puntato sulla promozione e meno sul prodotto.
La Conferenza del turismo potrebbe rappresentare l’occasione di ripensare gli stl ripartendo, ripeto, dall’idea originaria che ritengo ancora valida.
Un'ultima battuta su Aitr, l’associazione italiana di turismo responsabile, di cui lei è presidente.
Aitr ha recentemente pubblicato la sua prima guida al turismo responsabile in Italia, che raccoglie 120 offerte di vacanze offerte dai soci dell’associazione.
Le proposte si muovono attorno ad alcuni concetti a noi cari:
la valorizzazione delle identità locali, il recupero della tradizione, la convivialità e il rapporto tra residente e ospiti, e l’inclusione per le fasce svantaggiate.
Presenteremo la guida nel prossimo forum di Aitr, che si terrà in Lombardia in autunno e nel quale festeggeremo i 10 anni dell’associazione.
La conferenza rappresenta un momento di confronto tra regioni e Stato. Cosa vi aspettate dal nuovo governo?
Ci aspettiamo molto dal governo, salutiamo con soddisfazione l’incarico dato ad una donna giovane e capace, che potrebbe davvero fare molto per il turismo.
Il turismo è sempre stato trattato con poco interesse ed è sempre stato considerato un settore meno importante di altri per l'economia nazionale. Ormai è chiaro che non è così e che anzi al turismo serve una politica vera per affrontare una competizione internazionale sempre più accesa e soddisfare una domanda sempre più esigente ed evoluta.
Il turismo italiano ha conosciuto negli ultimi anni una flessione importante. Dove bisognerebbe intervenire?
Soprattutto su quei prodotti italiani - penso al mare, al congressuale, alla montagna e al termale - più esposti alla competizione; bisogna fare un ragionamento strategico di sistema e superare la logica localistica che si sta dimostrando perdente sopratutto su alcuni mercati. Per i prodotti di eccellenza dell’offerta italiana, come le città d’arte, l’enogastronomico, il turismo religioso la crisi magari si fa sentire di meno, ma ciò non vuol dire che si possa fare a meno di innovare.
Gli Stl nascevano proprio con l’idea di creare prodotti competitivi. Cosa non ha funzionato?
Gli stl rappresentano una grande occasione sprecata. La finalità con cui erano stati concepiti era molto interessante e interpretava bene le tendenze del mercato: consentiva di creare prodotti su territori omogenei e favoriva le alleanze tra amministratori e imprenditori.
L'applicazione però è stata del tutto fallimentare e l'dea forte che li aveva ispirati è stata del tutto disattesa. Spesso gli stl nati dopo la legge quadro ricalcavano i confini provinciali.
È mancato il coraggio da parte delle amministrazioni e spesso si è puntato sulla promozione e meno sul prodotto.
La Conferenza del turismo potrebbe rappresentare l’occasione di ripensare gli stl ripartendo, ripeto, dall’idea originaria che ritengo ancora valida.
Un'ultima battuta su Aitr, l’associazione italiana di turismo responsabile, di cui lei è presidente.
Aitr ha recentemente pubblicato la sua prima guida al turismo responsabile in Italia, che raccoglie 120 offerte di vacanze offerte dai soci dell’associazione.
Le proposte si muovono attorno ad alcuni concetti a noi cari:
la valorizzazione delle identità locali, il recupero della tradizione, la convivialità e il rapporto tra residente e ospiti, e l’inclusione per le fasce svantaggiate.
Presenteremo la guida nel prossimo forum di Aitr, che si terrà in Lombardia in autunno e nel quale festeggeremo i 10 anni dell’associazione.
I problemi del settore balneare
Dopo le cupe previsioni sulla prossima stagione del settore balneare in Italia, caratterizzate da un probabile calo degli arrivi e un progressivo raffozamento dei nostri competitor classici (Francia e Spagna) ed emergenti, come Croazia, Turchia e Marocco, accogliamo ora una riflessione del direttore generale dell'Associazione Imprenditori Turistici Balnerari Vincenzo Marco Giua.
"Quando parliamo di nuove strategie nel settore turistico balneare, commettiamo un errore di sopra valutazione ottimistica. Se parliamo di sviluppo del settore turistico balneare,dobbiamo rinunciare alla strategia e cercare di operare sulla tattica. La strategia andrebbe bene in una uniformità ed omogeneità di produzione, offerta, servizi resi dallo stato centrale. La strategia prevede un respiro collettivo profondo, lungimirante che, oggi purtroppo spesso non viene considerato.
Se la ricchezza di 8000 km di costa, di spiagge straordinarie viene mortificata dalla irrazionalità della operatività comune, non si può attribuire di certo colpe agli imprenditori turistici balneari. Se la quotidianità del vivere da imprenditore risiede nella lotta ad una burocrazia cieca e sorda, non è certo colpa dell' operatore; se si viene costretti ad operare a partire dalla stessa qualità del prodotto in termini assolutamente differenti da zona zona anche distanti pochi km, la colpa risiede nella incongruenza e nella contraddizione nel vedere e vivere il turismo balneare da parte di talune amministrazioni comunali. La cosi detta e certamente vera supremazia romagnola sta nella integrazione corretta delle amministrazioni con gli imprenditori che puntano al raggiungimento dello stesso obbiettivo e cioè la soddisfazione del turista e la valorizzazione dell'offerta che va dalla spiaggia al patrimonio dell'entroterra.
Il trasferimento delle funzioni dallo Stato centrale alle Regioni delle competenze demaniali, ha fatto si che le stesse venissero trasferite a sua volta ai Comuni con risultati a volte disastrosi. Ciò che si può fare in una località non si può fare in un'altra.
Lo Stato ha ceduto le funzioni ma non certamente i valori della comprensione globale del turismo balneare.
Attualmente notiamo che non esiste più una centralità del territorio costiero, ma solamente una frantumazione infinita di incomprensioni, di stato di necessita degli operatori e quindi del servizio turistico balneare. Come spiegare altrimenti questa follia del fare e disfare da zona a zona, se non con la presenza o meno nelle varie amministrazioni della comprensione del turismo balneare. Questo, certamente rimanda alla qualificazione professionale degli amministratori delegati a ciò.
Troviamo pertanto amministratori straordinari ed amministratori modesti il che potrebbe essere anche nella normalità delle cose, salvo il fatto che parliamo di una delle piu importanti ricchezze del nostro paese che non merita simile mortificazione.
Da qui la nostra proposta: Perché non rendere almeno regionale la funzione del demanio marittimo in modo da far si che taluni Comuni non possano adottare scelte incomprensibili?"
"Quando parliamo di nuove strategie nel settore turistico balneare, commettiamo un errore di sopra valutazione ottimistica. Se parliamo di sviluppo del settore turistico balneare,dobbiamo rinunciare alla strategia e cercare di operare sulla tattica. La strategia andrebbe bene in una uniformità ed omogeneità di produzione, offerta, servizi resi dallo stato centrale. La strategia prevede un respiro collettivo profondo, lungimirante che, oggi purtroppo spesso non viene considerato.
Se la ricchezza di 8000 km di costa, di spiagge straordinarie viene mortificata dalla irrazionalità della operatività comune, non si può attribuire di certo colpe agli imprenditori turistici balneari. Se la quotidianità del vivere da imprenditore risiede nella lotta ad una burocrazia cieca e sorda, non è certo colpa dell' operatore; se si viene costretti ad operare a partire dalla stessa qualità del prodotto in termini assolutamente differenti da zona zona anche distanti pochi km, la colpa risiede nella incongruenza e nella contraddizione nel vedere e vivere il turismo balneare da parte di talune amministrazioni comunali. La cosi detta e certamente vera supremazia romagnola sta nella integrazione corretta delle amministrazioni con gli imprenditori che puntano al raggiungimento dello stesso obbiettivo e cioè la soddisfazione del turista e la valorizzazione dell'offerta che va dalla spiaggia al patrimonio dell'entroterra.
Il trasferimento delle funzioni dallo Stato centrale alle Regioni delle competenze demaniali, ha fatto si che le stesse venissero trasferite a sua volta ai Comuni con risultati a volte disastrosi. Ciò che si può fare in una località non si può fare in un'altra.
Lo Stato ha ceduto le funzioni ma non certamente i valori della comprensione globale del turismo balneare.
Attualmente notiamo che non esiste più una centralità del territorio costiero, ma solamente una frantumazione infinita di incomprensioni, di stato di necessita degli operatori e quindi del servizio turistico balneare. Come spiegare altrimenti questa follia del fare e disfare da zona a zona, se non con la presenza o meno nelle varie amministrazioni della comprensione del turismo balneare. Questo, certamente rimanda alla qualificazione professionale degli amministratori delegati a ciò.
Troviamo pertanto amministratori straordinari ed amministratori modesti il che potrebbe essere anche nella normalità delle cose, salvo il fatto che parliamo di una delle piu importanti ricchezze del nostro paese che non merita simile mortificazione.
Da qui la nostra proposta: Perché non rendere almeno regionale la funzione del demanio marittimo in modo da far si che taluni Comuni non possano adottare scelte incomprensibili?"
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Conferenza: aggiornamenti del programma dei gruppi di lavoro
Sono state introdotte alcune modifiche ai programmi dei tre gruppi di lavoro.
Per partecipare ai lavori si ricorda che è necessaria l'iscrizione, collegandosi al sito della conferenza:
http://www.conferenzaitalianaturismo2008.it/registrazion_conferenza/
IV CONFERENZA ITALIANA PER IL TURISMO
“Il Turismo come fattore strategico per la competitività del Sistema Paese”
Venerdì 20 giugno 2008
Gruppi di lavoro
17.00 – 19.30 (partecipazione su iscrizione)
Tavolo 1
La proiezione estera del Turismo italiano
Relazione introduttiva:
Eugenio Magnani, Direttore Generale di ENIT
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
Chi cerca non sempre trova: l'Italia turistica sul web
Roberto Brenner – Industry Leader Automotive & Travel Google Italia
Italien: strategie di un grande tour operator per vendere il prodotto Italia
Robin Wilbertz - Tui
L'orientamento al mercato internazionale come fattore storico di successo
Enio Meneghelli, Presidente InGarda Trentino
Aggregazione e brand per competere sul mercato internazionale
Gherard Vanzi, Direttore Marketing Dolomiti Superski
Tavolo 2
Il ruolo delle imprese per lo sviluppo del Turismo (“Competitività di posizione e competitività da innovazione”)
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
Dibattito introduttivo
Moderatore: Remo Vangelista, Direttore TTG Italia
Partecipano: Antonio Colombo, direttore generale di Federturismo
Tullio Galli, coordinatore nazionale Assoturismo
Giovanni Bastianelli, coordinatore nazionale Confturismo
Promuovere e vendere l’Italia on line
Marco Ficarra AD venere.com
Gli albergatori fanno squadra: come dialogare uniti con le compagnie low-cost
Fabrizio Agostini, Presidente dell’Associazione Flieg nach Rimini
Il dopo-estate della Valle Isarco: le alleanze fanno il prodotto
Peter Righi: Direttore Consorzio Turistico Valle Isarco
Tavolo 3
I fattori di competitività turistica del territorio e l’orientamento al prodotto
Relazione introduttiva:
Guido Pasi, Assessore al Turismo Regione Emilia - Romagna
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
'Pacchetto "Qualità Liguria": misure e interventi della Regione per il rilancio del turismo'
Margherita Bozzano, Assessore al Turismo Regione Liguria
Come avvicinare la destinazione al mercato: le opportunità di internet e delle compagnie low cost
Josep Ejarque, Direttore Generale Agenzia Turismofvg
L’internazionalizzazione attraverso i grandi eventi sportivi: il terzo mondiale di sci nordico in Val di Fiemme
Bruno Felicetti direttore ApT Val di Fiemme
Il nuovo modello di format turistico: l’esperienza di Bit
Corrado Peraboni, AD Fiera Milano EXPOCTS
Un occhio al prodotto e l'altro al mercato: i risultati del progetto Bandiere Arancioni a 10 anni dalla nascita
Massimiliano Vavassori, Direttore Centro Studi TCI
L’organizzazione del territorio per rispondere alle sfide del turismo montano
Gianfranco Betta, direttore Osservatorio provinciale per il Turismo Provincia Autonoma di Trento
Per partecipare ai lavori si ricorda che è necessaria l'iscrizione, collegandosi al sito della conferenza:
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“Il Turismo come fattore strategico per la competitività del Sistema Paese”
Venerdì 20 giugno 2008
Gruppi di lavoro
17.00 – 19.30 (partecipazione su iscrizione)
Tavolo 1
La proiezione estera del Turismo italiano
Relazione introduttiva:
Eugenio Magnani, Direttore Generale di ENIT
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
Chi cerca non sempre trova: l'Italia turistica sul web
Roberto Brenner – Industry Leader Automotive & Travel Google Italia
Italien: strategie di un grande tour operator per vendere il prodotto Italia
Robin Wilbertz - Tui
L'orientamento al mercato internazionale come fattore storico di successo
Enio Meneghelli, Presidente InGarda Trentino
Aggregazione e brand per competere sul mercato internazionale
Gherard Vanzi, Direttore Marketing Dolomiti Superski
Tavolo 2
Il ruolo delle imprese per lo sviluppo del Turismo (“Competitività di posizione e competitività da innovazione”)
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
Dibattito introduttivo
Moderatore: Remo Vangelista, Direttore TTG Italia
Partecipano: Antonio Colombo, direttore generale di Federturismo
Tullio Galli, coordinatore nazionale Assoturismo
Giovanni Bastianelli, coordinatore nazionale Confturismo
Promuovere e vendere l’Italia on line
Marco Ficarra AD venere.com
Gli albergatori fanno squadra: come dialogare uniti con le compagnie low-cost
Fabrizio Agostini, Presidente dell’Associazione Flieg nach Rimini
Il dopo-estate della Valle Isarco: le alleanze fanno il prodotto
Peter Righi: Direttore Consorzio Turistico Valle Isarco
Tavolo 3
I fattori di competitività turistica del territorio e l’orientamento al prodotto
Relazione introduttiva:
Guido Pasi, Assessore al Turismo Regione Emilia - Romagna
Comunicazione dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
'Pacchetto "Qualità Liguria": misure e interventi della Regione per il rilancio del turismo'
Margherita Bozzano, Assessore al Turismo Regione Liguria
Come avvicinare la destinazione al mercato: le opportunità di internet e delle compagnie low cost
Josep Ejarque, Direttore Generale Agenzia Turismofvg
L’internazionalizzazione attraverso i grandi eventi sportivi: il terzo mondiale di sci nordico in Val di Fiemme
Bruno Felicetti direttore ApT Val di Fiemme
Il nuovo modello di format turistico: l’esperienza di Bit
Corrado Peraboni, AD Fiera Milano EXPOCTS
Un occhio al prodotto e l'altro al mercato: i risultati del progetto Bandiere Arancioni a 10 anni dalla nascita
Massimiliano Vavassori, Direttore Centro Studi TCI
L’organizzazione del territorio per rispondere alle sfide del turismo montano
Gianfranco Betta, direttore Osservatorio provinciale per il Turismo Provincia Autonoma di Trento
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La conferenza italiana del turismo, una grande occasione di confronto su temi vitali per il turismo italiano
Paolo Nicoletti è responsabile del dipartimento turismo della Provincia di Trento e sta curando l'organizzazione delle IV Conferenza del Turismo di Riva del Garda.
Dott. Nicoletti, siamo alla vigilia della Conferenza, cosa si aspetta?
Abbiamo lavorato intensamente per definire un programma che consenta un confronto su alcuni temi che riteniamo nevralgici per lo sviluppo della competitività dell’offerta turistica italiana. Accanto alle presentazioni istituzionali dei portatori di interesse nazionali, abbiamo previsto tre tavoli di lavoro che approfondiscono l’immagine dell’Italia, il ruolo delle imprese e i fattori di competitività. Per ogni tavolo è previsto un coordinatore e alcuni interventi di esperti e testimoni, che consentano da un lato una diagnosi dei ritardi del sistema, dall’altro portino alcune proposte per rilanciare la competitività turistica. Il sabato mattina, in plenaria, verranno presentate le tesi dei tre tavoli e fatte proprie dalle regioni e dal governo per fondare così un “patto” per la legislatura appena iniziata.
Al turismo viene finalmente riconosciuto un'importanza centrale per lo sviluppo del Paese, alla luce di questo cambiamento lo Stato dovrebbe assumere un ruolo diverso?
Il tema è molto delicato. C’è una competenza molto frammentata nel settore, ma si parla continuamente di promuovere la Marca Italia, che è operazione che richiede invece una grande unità. Come uscire da questo paradosso? Lo Stato dovrebbe farsi carico del coordinamento ma con una grande attenzione a non invadere le competenze delle regioni, che sono sancite dalla Costituzione, ma anche con un’azione che sia efficace e strategica in cui le regioni si riconoscano. Non deve limitarsi in altre parole a distribuire le risorse economiche sulla base di un mero rispetto di criteri formali, come è avvenuto finora, ma dovrebbe sostenere quei prodotti turistici realmente significativi, che superino i confini amministrativi e aggreghino risorse e motivazioni uniformi, accogliendo i principi della legge 135, che ha conosciuto pochissime applicazioni territoriali degne di nota. Il turismo, lo stiamo capendo in questi anni di aumento della competizione globale, è in realtà un settore estremamente complesso che coinvolge moltissimi attori pubblici e privati e che quindi richiede un grande capacità di coordinarsi sia in senso orizzontale, tra regioni, che verticale, tra Stato e Regioni.
Altro tema delicato è la certificazione della qualità dell’offerta alberghiera, cosa ne pensa?
Il tema della qualità è complicato. Gli imprenditori sostengono che è il mercato che decreta se un imprenditore ha o meno i requisiti di qualità; in parte è vero, ma certo una uniformità nazionale su questo aspetto aiuterebbe il turista straniero a valutare e scegliere. Rispetto ad altri settori, nel turismo si sconta una minore propensione all'innovazione. Fino a qualche anno fa la differenza la faceva il luogo in cui sorgeva l'albergo, ma oggi non è più così, non basta la grande attrazione, il turista cerca anche determinati servizi di accoglienza.
In Trentino avete introdotto una riforma del turismo, è possibile fare un primo bilancio?
In Trentino la riforma del turismo ha portato alla privatizzazione delle apt locali con l’obbiettivo di adottare una logica di prodotto e un orientamento alla promo - commercializzazione, che in ultima analisi significa creare offerta prestando attenzione alla domanda, alle esigenze del turista e dell’ospite. Sono passati pochi anni dall’avvio della riforma, ma già si notano cambiamenti significativi nelle competenze diffuse e nella mentalità degli operatori, che riconoscono le Apt locali come un interlocutore fondamentale con cui collaborare e fare prodotto.
Dott. Nicoletti, siamo alla vigilia della Conferenza, cosa si aspetta?
Abbiamo lavorato intensamente per definire un programma che consenta un confronto su alcuni temi che riteniamo nevralgici per lo sviluppo della competitività dell’offerta turistica italiana. Accanto alle presentazioni istituzionali dei portatori di interesse nazionali, abbiamo previsto tre tavoli di lavoro che approfondiscono l’immagine dell’Italia, il ruolo delle imprese e i fattori di competitività. Per ogni tavolo è previsto un coordinatore e alcuni interventi di esperti e testimoni, che consentano da un lato una diagnosi dei ritardi del sistema, dall’altro portino alcune proposte per rilanciare la competitività turistica. Il sabato mattina, in plenaria, verranno presentate le tesi dei tre tavoli e fatte proprie dalle regioni e dal governo per fondare così un “patto” per la legislatura appena iniziata.
Al turismo viene finalmente riconosciuto un'importanza centrale per lo sviluppo del Paese, alla luce di questo cambiamento lo Stato dovrebbe assumere un ruolo diverso?
Il tema è molto delicato. C’è una competenza molto frammentata nel settore, ma si parla continuamente di promuovere la Marca Italia, che è operazione che richiede invece una grande unità. Come uscire da questo paradosso? Lo Stato dovrebbe farsi carico del coordinamento ma con una grande attenzione a non invadere le competenze delle regioni, che sono sancite dalla Costituzione, ma anche con un’azione che sia efficace e strategica in cui le regioni si riconoscano. Non deve limitarsi in altre parole a distribuire le risorse economiche sulla base di un mero rispetto di criteri formali, come è avvenuto finora, ma dovrebbe sostenere quei prodotti turistici realmente significativi, che superino i confini amministrativi e aggreghino risorse e motivazioni uniformi, accogliendo i principi della legge 135, che ha conosciuto pochissime applicazioni territoriali degne di nota. Il turismo, lo stiamo capendo in questi anni di aumento della competizione globale, è in realtà un settore estremamente complesso che coinvolge moltissimi attori pubblici e privati e che quindi richiede un grande capacità di coordinarsi sia in senso orizzontale, tra regioni, che verticale, tra Stato e Regioni.
Altro tema delicato è la certificazione della qualità dell’offerta alberghiera, cosa ne pensa?
Il tema della qualità è complicato. Gli imprenditori sostengono che è il mercato che decreta se un imprenditore ha o meno i requisiti di qualità; in parte è vero, ma certo una uniformità nazionale su questo aspetto aiuterebbe il turista straniero a valutare e scegliere. Rispetto ad altri settori, nel turismo si sconta una minore propensione all'innovazione. Fino a qualche anno fa la differenza la faceva il luogo in cui sorgeva l'albergo, ma oggi non è più così, non basta la grande attrazione, il turista cerca anche determinati servizi di accoglienza.
In Trentino avete introdotto una riforma del turismo, è possibile fare un primo bilancio?
In Trentino la riforma del turismo ha portato alla privatizzazione delle apt locali con l’obbiettivo di adottare una logica di prodotto e un orientamento alla promo - commercializzazione, che in ultima analisi significa creare offerta prestando attenzione alla domanda, alle esigenze del turista e dell’ospite. Sono passati pochi anni dall’avvio della riforma, ma già si notano cambiamenti significativi nelle competenze diffuse e nella mentalità degli operatori, che riconoscono le Apt locali come un interlocutore fondamentale con cui collaborare e fare prodotto.
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Per il World Economic Forum la sostenibilità è sempre più fattore di competitività
Tra sostenibilità e competitività turistica potrebbe esserci un legame molto stretto. Lo afferma il rapporto “Travel&Tourism Competitiveness 2008” che il World Economic Forum ha licenziato nel marzo scorso. Svizzera, Austria e Germania sono i paesi più competitivi del turismo globale e, secondo lo studio, ciò dipende in maniera sostanziale anche dalle politiche nazionali adottate in materia di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse ambientali. Parallelamente ai dati prodotti, risultano interessanti le nuove scelte metodologiche adottate nel corso dell’ultimo per la determinazione dell’Indice di Competitività del Turismo (TTCI): all’interno dell’Indice il criterio “ambientale” è stato valutato non più solo sotto l’aspetto legale-normativo, ma considerando anche le dimensioni economiche. Sono poi state separate le risorse naturali da quelle culturali, prima considerate unitamente. In questo modo oggi è più facile capire se il patrimonio ambientale di un paese, e il suo stato di conservazione e valorizzazione, è un elemento di forza o debolezza della competitività turistica.
Ricordiamo che il TTCI misura i fattori e le politiche in grado di rendere attrattivo lo sviluppo del turismo in un determinato paese. È composto da 14 variabili e da esse è possibile effettuare analisi comparative settoriali e generali tra i 130 paesi analizzati.“Questo report intende costituire una piattaforma di dialogo tra tutti gli stakeholder nazionali e internazionali di ogni destinazione paese, perché oggi la competitività non dipende più soltanto da processi di sviluppo guidati dai governi, ma è il risultato di un complesso di azioni bilaterali tra i settori pubblico e privato”, ha commentato il presidente del World Travel Tourism Council J.C. Baumgarten.
L'Italia risulta 21° in questa particolare classifica. I fattori che incidono negativamente sono la frammentazione dell'offerta, la policy governativa poco incisiva, le infrastrutture e la politica ambientale. Anche il livello dei prezzi è piuttosto elevato se confrontato ad altri competitors.
Secondo Thea Chiesa, responsabile del settore turismo del World Economic Forum e co-autrice del report, la competitività italiana dovrebbe ripartire da una politica turistica nazionale. In Italia le competenze turistiche sono troppo distribuite, con conseguenze negative sulla capacità di fare rete e un deterioramento del brand Italia.
Infine una battuta sulla sostenibilità. Già da qualche anno si osserva un aumento di importanza della questione ambientale nel turismo e non solo. Ebbene questo macrotrend è destinato ad imporsi negli anni a venire e diventerà sempre di più criterio di scelta da parte dei turisti. Le destinazioni che stanno investendo decisamente su misure di sostenibilità, che guadagneranno una "leadership verde", potrebbero avere nel futuro un significativo vantaggio competitivo sul mercato turistico.
Ricordiamo che il TTCI misura i fattori e le politiche in grado di rendere attrattivo lo sviluppo del turismo in un determinato paese. È composto da 14 variabili e da esse è possibile effettuare analisi comparative settoriali e generali tra i 130 paesi analizzati.“Questo report intende costituire una piattaforma di dialogo tra tutti gli stakeholder nazionali e internazionali di ogni destinazione paese, perché oggi la competitività non dipende più soltanto da processi di sviluppo guidati dai governi, ma è il risultato di un complesso di azioni bilaterali tra i settori pubblico e privato”, ha commentato il presidente del World Travel Tourism Council J.C. Baumgarten.
L'Italia risulta 21° in questa particolare classifica. I fattori che incidono negativamente sono la frammentazione dell'offerta, la policy governativa poco incisiva, le infrastrutture e la politica ambientale. Anche il livello dei prezzi è piuttosto elevato se confrontato ad altri competitors.
Secondo Thea Chiesa, responsabile del settore turismo del World Economic Forum e co-autrice del report, la competitività italiana dovrebbe ripartire da una politica turistica nazionale. In Italia le competenze turistiche sono troppo distribuite, con conseguenze negative sulla capacità di fare rete e un deterioramento del brand Italia.
Infine una battuta sulla sostenibilità. Già da qualche anno si osserva un aumento di importanza della questione ambientale nel turismo e non solo. Ebbene questo macrotrend è destinato ad imporsi negli anni a venire e diventerà sempre di più criterio di scelta da parte dei turisti. Le destinazioni che stanno investendo decisamente su misure di sostenibilità, che guadagneranno una "leadership verde", potrebbero avere nel futuro un significativo vantaggio competitivo sul mercato turistico.
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Legambiente: sostenibilità come fattore di sviluppo turistico
Di seguito un articolo del presidente di Legambiente Turismo Luigi Rambelli.
Interessante il passaggio da un turismo sostenibile come nicchia di mercato, singolo segmento di offert, ad una più ampia prospettiva strategica: la sostenibilità come un "modo" di strutturare l'intera offerta di una destinazione.
L'obiettivo è quello di preservare nel tempo la materia prima dell'attrazione turistica di un luogo e garantire migliore qualità della vita alle popolazioni locali.
leggi tutto l'articolo
Interessante il passaggio da un turismo sostenibile come nicchia di mercato, singolo segmento di offert, ad una più ampia prospettiva strategica: la sostenibilità come un "modo" di strutturare l'intera offerta di una destinazione.
L'obiettivo è quello di preservare nel tempo la materia prima dell'attrazione turistica di un luogo e garantire migliore qualità della vita alle popolazioni locali.
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Per il World Economic Forum la sostenibilità è sempre più fattore di competitività
Tra sostenibilità e competitività turistica potrebbe esserci un legame molto stretto. Lo afferma il rapporto “Travel&Tourism Competitiveness 2008” che il World Economic Forum ha licenziato nel marzo scorso.
Svizzera, Austria e Germania sono i paesi più competitivi del turismo globale e, secondo lo studio, ciò dipende in maniera sostanziale anche dalle politiche nazionali adottate in materia di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse ambientali.
Parallelamente ai dati prodotti, risultano interessanti le nuove scelte metodologiche adottate nel corso dell’ultimo per la determinazione dell’Indice di Competitività del Turismo (TTCI): all’interno dell’Indice il criterio “ambientale” è stato valutato non più solo sotto l’aspetto legale-normativo, ma considerando anche le dimensioni economiche. Sono poi state separate le risorse naturali da quelle culturali, prima considerate unitamente. In questo modo oggi è più facile capire se il patrimonio ambientale di un paese, e il suo stato di conservazione e valorizzazione, è un elemento di forza o debolezza della competitività turistica.
Ricordiamo che il TTCI misura i fattori e le politiche in grado di rendere attrattivo lo sviluppo del turismo in un determinato paese. È composto da 14 variabili e da esse è possibile effettuare analisi comparative settoriali e generali tra i 130 paesi analizzati.
“Questo report intende costituire una piattaforma di dialogo tra tutti gli stakeholder nazionali e internazionali di ogni destinazione paese, perché oggi la competitività non dipende più soltanto da processi di sviluppo guidati dai governi, ma è il risultato di un complesso di azioni bilaterali tra i settori pubblico e privato”, ha commentato il presidente del World Travel Tourism Council J.C. Baumgarten.
Svizzera, Austria e Germania sono i paesi più competitivi del turismo globale e, secondo lo studio, ciò dipende in maniera sostanziale anche dalle politiche nazionali adottate in materia di sviluppo sostenibile e tutela delle risorse ambientali.
Parallelamente ai dati prodotti, risultano interessanti le nuove scelte metodologiche adottate nel corso dell’ultimo per la determinazione dell’Indice di Competitività del Turismo (TTCI): all’interno dell’Indice il criterio “ambientale” è stato valutato non più solo sotto l’aspetto legale-normativo, ma considerando anche le dimensioni economiche. Sono poi state separate le risorse naturali da quelle culturali, prima considerate unitamente. In questo modo oggi è più facile capire se il patrimonio ambientale di un paese, e il suo stato di conservazione e valorizzazione, è un elemento di forza o debolezza della competitività turistica.
Ricordiamo che il TTCI misura i fattori e le politiche in grado di rendere attrattivo lo sviluppo del turismo in un determinato paese. È composto da 14 variabili e da esse è possibile effettuare analisi comparative settoriali e generali tra i 130 paesi analizzati.
“Questo report intende costituire una piattaforma di dialogo tra tutti gli stakeholder nazionali e internazionali di ogni destinazione paese, perché oggi la competitività non dipende più soltanto da processi di sviluppo guidati dai governi, ma è il risultato di un complesso di azioni bilaterali tra i settori pubblico e privato”, ha commentato il presidente del World Travel Tourism Council J.C. Baumgarten.
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